Evitare promesse mirabolanti perché amministrare un paese non è una fiction a puntate
di Ennio Anastasio
A Mary Poppins, la graziosa e frizzante “supertata” di Walt Disney bastava un semplice schiocco di dita per mettere le a posto. Ad avercela, la Mary, sull’isola sarebbe tutto più facile da risolvere: trasporti, sanità, viabilità, cura del territorio, processi di modernizzazione che faticano a decollare. Eh già, noi di battaglie a dei nostri diritti come quella per la chiusura del tribunale, ed ancora sull’ospedale Rizzoli per la soppressione dell’Utic,quella dei trasporti ridotti in ginocchio, il centro di salute mentale, la posta che fatica ad arrivare nelle buche…. già, ne abbiamo fatte proprio tante, eccome. La realtà è sotto gli occhi di tutti, qualcosa si è aggiustato, è vero, anche sulla spinta di ciò che si è portato avanti sul territorio ma ciò non può nascondere una politica manchevole di azioni incisive che è stata lenta nell’ascoltare le profonde tematiche di interesse collettivo e sociale sollecitate con forza in questi ultimi anni per le strade e le piazze dell’isola. Parliamo dunque di quella politica amministrativa che da oltre dieci anni non è riuscita a mettere sul piatto alcuna risposta innovativa alle esigenze dei tempi che avanzano, proprio quelle che richiedono soluzioni importanti e inderogabili; anzi, il più delle volte ha nicchiato, ha tentennato, favorendo un senso di diffuso distacco, comunque di allontanamento dall’interesse sociale da parte dei cittadini che si sono visti trattare sempre più come “pubblico” e non come persone. Ischia attraversa una crisi economica di tutto rilievo,presente in diversi strati sociali da tempo, non è più il limbo “dorato” di una volta ed accanto alla crisi c’è molto smarrimento ed un senso profondo di inquietudine collettivo, soprattutto tra i giovani che avvertono bene la mancanza di opportunità di . ” Bisogna cercare altrove e non vi sono speranze di rimanere, quel poco di , quello che si trova, è scarsamente remunerato e nella maggior parte dei casi solo stagionale”. Ascoltare questo da ragazzi poco più che ventenni che hanno la voglia di realizzare sogni, piccoli e grandi, spinge a riflettere: perché un conto è quando si abbraccia la scelta di voler partire per l’estero, altro conto è invece quando si lotta per ritagliarsi un futuro, anche minimo, nel paese dove si vive, nella terra che si ama, resa infertile da una progettualità arida, frutto di una politica miope che non riesce a valorizzare le risorse che abbiamo sull’isola.
Per l’11 giugno cosa cambia con il nostro voto?
Ad Ischia andremo a votare per un nuovo Sindaco ed una nuova amministrazione. Bisognerebbe avere il coraggio di dire basta a quel sistema vecchio di fare politica, smettere di pensare che il voto si dia a quella persona perché è l’amico di famiglia o quant’altro e di andare invece alle urne con la piena consapevolezza che il cambiamento passa attraverso un progetto amministrativo presentato da persone che sentono di poter offrire un grande impegno per migliorare la nostra comunità attraverso il loro contributo. E’ da qui che dobbiamo partire. Non abbiamo bisogno di uno “scatolone” ricolmo di promesse mirabolanti, che solo Mary Poppins potrebbe mantenere, ma di alcuni buoni passi da compiere nei cinque anni successivi al mandato elettorale. Quattro candidati Sindaci, quattro persone che dichiarano di voler vivere i prossimi anni come impegno quotidiano nelle tematiche sociali per costruire un futuro migliore per Ischia, che diano risposte concrete e che sappiano guardare anche a chi si trova in difficoltà. Certo, sarebbe un tentativo goffo parlare di loro come grandi “trascinatori”, non lo sono, ma possono tutti lavorare per dare vita ad una competizione in grado di risvegliare nello spirito dei cittadini quel senso di appartenenza alla loro città, alle loro strade, ai luoghi comuni, quindi riaccendere il senso di condivisione sociale che oggi manca tanto.
Stravolgimento piazza degli Eroi o nuove abitazioni per eliminare la vergogna del campo container in via Foschini?
Il Maxi progetto del grande pontone in cemento armato nel (addolcito nella parola “nuovo terminal” ) era così “Maxi” da non entrare nemmeno nel porto e si è sgonfiato in tutta la sua ridicolaggine e insipienza progettistica. La conclusione è che per significativa colpa di un progetto così devastante andremo avanti, e ancora per molto, sul vecchio e ricucito pontile 2 di ’90. Per piazza degli Eroi si parla di un grande intervento di “riqualificazione” con un decentramento dell’aiuola centrale verso l’alto e la creazione di un grande piazzalone da vivere a “misura d’uomo” (???). Ben vengano le opere di seria riqualificazione del territorio, ma su tematiche di così grande rilievo cosa farà il nuovo e la nuova Amministrazione, porterà avanti questo disegno? solleciterà il coinvolgimento dei cittadini trattandosi di una scelta amministrativa veramente determinante per la viabilità e la vivibilità dei luoghi, proponendo il progetto pubblicamente attraverso un momento di incontro e di discussione ? sfruttando pareri ma anche critiche costruttive, suggerimenti, proposte? Non volendo per nulla assumere la veste dei caldarrostai non possiamo comunque esimerci dal considerare più urgente e preziosa una ben altra opera di riqualificazione,non quella che riguarda una struttura fisica, una strada, una piazza, no,parliamo della “riqualificazione della vita” di molte persone che hanno subito una vera tragedia umana e sociale: parliamo degli sfollati di , cittadini del Comune d’Ischia. In via Foschini ad Ischia da oltre 12 anni alcune vivono in condizioni di grande disagio in scatoloni di ferro con il freddo pungente dell’inverno e il caldo asfissiante dell’estate. Per queste persone niente si è fatto se non un furto alla fiducia,alla loro fiducia nelle Istituzioni. Facciamola corta: si penserà alla riqualificazione di Piazza degli Eroi o invece vi sarà un forte impegno in politici e di risorse per la costruzione di alcune abitazioni (come si promette da anni) per dire finalmente fine a questa vergogna sociale?
Tra un “I’m in” e un “pieno di energia” forse bisogna fidarsi anche dello sguardo degli altri
E’ vero quando si dice che Ischia ha bisogno di un cambiamento “comportamentale” e che un Sindaco non può essere quella persona che dice sempre “sì” a tutti e che invece un rifiuto si deve accettare se riesce a dare benessere all’intera comunità. Concetti pienamente condivisibili ma l’analisi deve partire da quello che manca e da quello che non si fa se si vuole alzare la soglia di sensibilità del vivere comune. La nostra isola vive di turismo con di presenze: abbiamo per caso un ufficio di accoglienza e di informazione? che fine ha fatto “l’Ufficio del forestiero” sul porto di Ischia chiuso da circa 15 anni? perché la politica è lenta e tentenna invece di creare opportunità di lavoro per i nostri ragazzi? Per le persone diversamente abili è impossibile recarsi in Comune ed in molti altri luoghi pubblici; quando si creano le rampe di accesso? quando finiremo di pitturare le strisce pedonali con il “bianchetto” degli scolari visto che dopo quindici giorni sono consumate, sbiadite e pericolose per i pedoni ? mentre i numeri segnaposto sulle strisce blu a pagamento sono stati realizzati utilizzando la tecnica del termocolato plastico in rilievo da 1millimetro con microsfere di vetro altamente riflettenti e visibili? quando avremo delle pensiline alle fermate autobus ? le risposte a tali domande sono da ricercare in una scelta giusta, fatta di persone e di proposte. L’11 giugno mettiamo nell’urna un voto che sia un “selfie” per noi stessi, non per gli altri.